TERRE DI COMINO

La Valle di Comino e dintorni

 a cura di Ciro Castellucci

 

 Colui che non sa darsi conto di tremila anni

rimane nel buio e vive alla giornata…

Voglio che tu conosca le tue radici storiche.

Soltanto in questo modo eviterai di fluttuare nel vuoto.

J. Wolfgang Goethe

 

Un guerriero poggiato sulla sua lancia scruta dall’alto l’orizzonte appenninico, il grido di un’aquila reale rompe il silenzio della valle.

Un diadema di montagne alpestri ammantate di faggete circonda il territorio, cosparso di infiniti prati e ridenti colline, di variegate cromie di verde, che iniziano a dipanarsi in foreste di querce e carpini, ulivi e viti, biancospini e cornioli, specie fruttifere arbustive.

È l’antica Valle di Comino, che da ben tre millenni è gelosa custode di un territorio abitato da un’etnia fiera e combattiva.

Territorio appartenuto ai Volsci e poi occupato dai Sanniti.  Il nome sembra riferirsi a località in cui venivano convocate le adunanze (comitia) delle popolazioni di tipo osco; caratterizzato dalla presenza di un luogo sacro e di uno spazio per le adunanze.

Popolazioni che traevano sostentamento oltre che dai lavori agrosilvopastorali, soprattutto per la peculiare capacità artigianale della lavorazione del ferro come testimoniano le antiche miniere estrattive dei monti della Meta.  Centro vitale era Atina, definita da Virgilio nell’Eneide Atina Potens, la cui fondazione è attribuita al Dio Saturno e che qui, si narra, è sepolto.

Saturno avrebbe infatti regnato su tutto il creato nella mitica età dell’oro, quando la primavera era perpetua, vi era abbondanza di ogni frutto della terra, uomini e Dei vivevano insieme e non v’era necessità di lavorare né vi erano distinzioni sociali.

La Saturnia tellus di epoche leggendarie e mitologiche, sono le città saturnie di cui fanno parte anche cinque città della provincia di Frosinone: Alatri, Anagni, Arpino, Atina e Antino (Ferentino). Caratterizzate dalle iniziali con la lettera (A), e da imponenti cinte di mura megalitiche poligonali, su cui poi si sono sviluppati i centri medievali. Palazzi, templi, anfiteatri costellavano questo territorio molti secoli prima che Romolo tracciasse il primo solco sul Palatino per la fondazione di Roma. Delle antiche città di Cominium e Aquilonia, a lungo si è ritenuto che in questa valle fosse la Cominium distrutta dai Romani nel 293 a.C., nel corso della terza guerra sannitica.

L’avvento della grandezza di Roma, nei secoli successivi, si è avvalsa anche del contributo di importanti uomini provenienti da questo areale geografico: il generale atinate Lucio Munazio Planco che affiancò le gesta di Giulio Cesare, il cui mausoleo, sito sul monte Orlando di Gaeta, è fra i più importanti al mondo. Senza dimenticare i vicini arpinati le cui vene hanno dato linfa a uomini quali il grande oratore e senatore Marco Tullio Cicerone, Caio Mario, generale e condottiero romano artefice della riforma militare romana. Marco Vipsanio Agrippa, console, edile e geografo al quale si attribuisce la costruzione  del Pantheon.

Tito Pomponio Attico, cognato di Cicerone che in Montattico (dal suo nome appunto) elesse la sua dimora. Al maggior poeta satirico Decimo Giunio Giovenale di Santopadre. Attilio Regolo di Sora, comandante dell’esercito romano durante la prima parte della Prima Guerra Punica.

Trascorsa la fase repubblicana e imperiale romana (476 d.C.), anche la Valle di Comino fu colpita da scorrerie e saccheggi da parte dei popoli barbari.

In tutto il Medioevo emerge l’importanza di questo territorio non solo storica ma anche religiosa. Nella vicina Valle Latina, negli anni tra il 525 ed il 529, a seguito di un altro tentativo di avvelenamento con cibo avvelenato, Benedetto decise di lasciare Subiaco per salvare i suoi monaci. Si diresse verso San Germano dove, sopra un’altura, fondò il monastero di Montecassino, edificato sopra i resti di antichi templi pagani. Qui Benedetto compose la sua Regola verso il 540. Furono i monaci di Montecassino che si prodigarono in difesa delle povere popolazioni, promuovendo l’agricoltura, erigendo nuove chiese e monasteri in luoghi più sicuri.

Nell’anno Mille, sulla scia di San Benedetto, che ricordiamo è patrono d’Europa, da Foligno si stabilì nella conca sorana, Domenico Abate, ove è qui sepolto e venerato nella Basilica a lui dedicata di San Domenico di Sora. Operò prevalentemente nell’Appennino abruzzese e in Ciociaria, da nord verso sud, fino alla Campania e alla Terra di San Benedetto.

Come racconta Pietro Diacono nel Chronicon Casinense, nel 1100, da famiglia nobile nel castello di Settefrati, nella Valle di Comino, nacque frate Alberico. Il monaco visionario, che sollevato in aria da una colomba bianca, circa duecento anni prima tracciò con i suoi scritti la storyboard che fu di stimolo ed ispirazione a Dante Alighieri per la stesura della Divina Commedia, nel 1321.

Dai recessi della Maiella, anche Pietro da Morrone, papa Celestino V,  il papa “che fece per viltade il gran rifiuto” per citare Dante, frequentò queste contrade fondando alcuni romitori prima di essere rinchiuso,1294, nel castello di Fumone.

Il susseguirsi di vicende storiche vede concretizzarsi un incastellamento vallivo degno delle più rinomate tecniche costruttive e difensive; dal castello di Vicalvi, al castello di Alvito, a quelli di: San Donato Valcomino, Settefrati, Picinisco, San Biagio Saracinisco, Atina, Casalattico, Casalvieri, Fontechiari, denotano una strategica importanza dell’intera valle.

Costeggiando il lago di Posta Fibreno, le cui acque limpide e fredde catturano l’immaginazione, come fu per Ulisse con Circe, per fascinosi richiami di Marica. Il Fibreno placido e silente scorre nei flutti della vegetazione subacquea, oltre venti secoli prima, lungo questo corso di acqua, il grande oratore Marco Tullio Cicerone amava passeggiare, per ricaricarsi dagli impegni del senato romano e della politica del suo particolare periodo.

Sul  valico dell’erto viale della castellana, dodici squillanti chiarine annunciano l’arrivo del corteo di Federico II, un serraglio di circa duemila animali, con in testa un magnifico orso bianco, regalo del re di Norvegia, seguito da mammiferi di ogni specie, un aquiliere a cavallo- attributo imperiale e blasone del casato svevo degli Hohenstaufen – con una lunga schiera di falconieri, preludono all’ingresso nella valle dell’imperatore. Ad accoglierlo Tommaso I d’Aquino, Conte di Acerra, figlio di Adenolfo di Alvito, fu delegato del sovrano che accompagnò in tutti i momenti cruciali del suo impero, con delega a rappresentare l’imperatore da Baghdad, al Cairo, da Nablus, a Gerusalemme.

È un giorno di festa e da tutta la valle, oltre a quelle confinanti, la gente accorre numerosa. L’araldo, frattanto, annuncia l’apertura dei giochi, dei tornei e delle giostre cavalleresche.

Un profumo di fiori aleggia nell’aria, è la primavera che dalla terra fertile, nutritasi delle pure acque del Melfa, ora ringrazia con un manto floreale tutta la verde e lussureggiante Valle di Comino, sui cui circostanti monti sono adagiati paesi dall’architettura armoniosa. La presenza di Federico II (Lo Stupor mundi) imperatore del Sacro Romano Impero e il suo particolare interesse per questo lembo di terra e il legame con i monaci cistercensi dell’Abbazia di Casamari la dice lunga sulla storia della terra di Comino.

Bellezza pulsante di un territorio al cui fascino non sfuggì nemmeno l’autore del Cantico delle Creature che, nel 1222,  di ritorno dalla Terrasanta, soggiornò per circa quattro anni a Vicalvi,  sulla cui sommità svetta un vetusto castello. Il dottore serafico, Francesco d’Assisi, qui fondò l’omonimo convento compiendo una massiccia opera di cristianizzazione nell’area della conca sorana e cominese.

Nel susseguirsi delle stagioni, popolazioni di camosci si avvicendano, come sentinelle, sugli speroni calcarei di queste montagne, ignari delle vicende del mondo: come tutte le specie vegetali ed animali, conoscono una sola scansione quella trofica e meteorologica per la sopravvivenza.

A metà del XIV secolo, il duca Piergiampaolo Cantelmi viene nominato duca d’Alvito e Sora da Alfonso V d’Aragona, al cui feudo confluì un vasto patrimonio di castelli tra Popoli, l’Alto Sangro e parte del Molise. Nello stesso periodo fu anche concesso alle città di Sora e Alvito la possibilità di avere una propria zecca, dal 1459 al 1461, privilegio confermato dallo stesso Carlo VIII e perdurato fino alla sconfitta del partito angioino. Le monete dette “cavalli” recavano l’effigie della croce gigliata angioina e il nome del duca Giovanni Paolo Cantelmo e la scritta Sorae Albetique dux.

La scoperta del nuovo mondo è imminente, Colombo si appresta con le tre Caravelle ad attraversare l’Atlantico. Fra gli innumerevoli doni che porterà al suo ritorno vi è anche la pianta del mais (granoturco) che colonizzerà tutto il vecchio continente oltre a diventare la prelibata ghiottoneria dei nostri orsi bruni che qui vivono.

Nel 1595,  il cardinale Tolomeo Gallio della nobiltà di Como, acquistò la contea di Alvito, che in seguito diventerà Ducato, iniziò la costruzione di Palazzo Gallio, terminato nel 1633 dal nipote, Francesco Gallio, dando impulso allo sviluppo della città inferiore intorno alla quale si svilupparono le principali attività economiche della Valle di Comino. Tra le varie opere la Villa Gallio di Posta Fibreno.  Ducato che durò per circa 200 anni fino al periodo napoleonico.

Non mancano esempi di alto lignaggio artistico e culturale: nel seicento, nella vicina Arpino, ebbe i natali il celebre pittore Giuseppe Cesari, alias Cavalier d’Arpino, alla cui bottega approdò, per alcuni mesi, il giovane Caravaggio.

Insigni personaggi hanno reso omaggio a questa terra: Giacomo Leopardi, ospite in Alvito, in uno dei suoi viaggi a Napoli. R.D. Lawrence che infiammò tutta Europa con il celebre romanzo “L’amante di Lady Chatterley” per un discreto periodo soggiornò in Picinisco, scrivendo “La ragazza perduta”.

L’astronomo Ernesto Capocci (Picinisco, 1798) direttore dell’Osservatorio astronomico di  Capodimonte,  nel 1833.  Deputato al parlamento napoletano nel 1848 e nel 1861, su proposta di Garibaldi, fu nominato senatore del Regno d’Italia da Vittorio Emanuele II. Nello stesso anno venne nominato professore onorario della Regia Università di Napoli e presidente della prestigiosa Accademia Pontaniana. Filippo Cirelli, di Campoli Appennino, scrittore, inventore ed illuminato editore  a cui spetta il merito di aver pubblicato, nel 1853, la prima opera editoriale a fascicoli. “Il Regno delle Due Sicilie” descritto e illustrato,1853-1860. Un’opera di ampio respiro che anticipa quella divulgazione culturale editoriale che si diffonderà lungo il corso del ventesimo secolo.

Il brigantaggio postunitario svolse un ruolo importante in questa parte di Appennino. Con l’avvento dell’Unità d’Italia, iniziò anche una lenta ed emorragica emigrazione. Su affollati piroscafi molti furono quelli che, alla ricerca di un destino migliore, cercarono fortuna nelle Americhe, lasciando un territorio integro e selvaggio che se non valorizzato nei tempi passati è oggigiorno l’oro verde di questa comunità. Un legame fra la terra natìa e quella di adozione che nonostante le diverse generazioni succedutesi, ancora è fortemente sentito.

È il richiamo ancestrale di tempi remoti, di gelosi custodi di un territorio, di ataviche sensazioni dove riaffiora “il guerriero che scruta”, latente in ognuno di noi.

L’istituzione del Parco Nazionale d’Abruzzo, nel lontano 1923, è stato il lievito naturale di questo territorio che, a distanza di alcuni decenni, ha saputo trovare la sua giusta vocazione in un ambiente peculiare ed attrattivo, fatto di imprenditoria nel settore enogastronomico e il turismo di qualità naturalistica, fiore all’occhiello di questo prezioso versante laziale del parco.

Nelle Terre di Comino il visitatore trova oltre agli ambienti tipicamente montani, come quelli dell’area abruzzese, soprattutto produzioni agroalimentari, eventi, spettacoli ed occasioni culturali.

L’eredità storica, che ha dato stimolo alle tante vicissitudini umane, in questo angolo di mondo si continua a custodirla gelosamente insieme alla superba natura.

Questa scenografia paesaggistica è una cornice di ineguagliabile bellezza, alla quale non si può reagire se non con sentimenti di emozione e di ammirazione.

Terre di Comino, un mondo protetto…per te!