Vallone Lacerno (I)

Sentiero PNALM = partenza Q1-Q8

a cura di: Ciro Castellucci

… Evvi fra due montagne un fosso o pur precipitio da una tirata di archibuscio, et sotto vi scorre acqua. Lo dicono lo Lacerno, arborato dall’una e dall’altra banna de licine et altri bellissimi arbori, tutto sassoso, quasi inaccessibile per l’alte acute et spesse pietre, dove alla sicura praticano camosci et lupi assai. Hanno hauto animo alcuni di andarvi, et al fin saliti hanno trovate certe grottaglie manualmente fatte, meravigliose et secrete. E’ un terrore veder questo luoco: terrore, horrore et tremore. Molti vi vanno et restano stupefatti”.

Così nel 1574, nella sua “Descrittione di Alvito et suo Contato”, il Prudenzio descriveva questo angolo di natura primigenia che per secoli ha stimolato la fantasia e la spiritualità delle genti che hanno fruito della sua bellezza. Autori e filantropi stranieri sono rimasti ammaliati da simile spettacolo geologico-naturalistico. Kircher Athanasius, nel 1671, in una sua ricognizione così scrive: “ C’è vicino a Sora, una montagna altissima, chiamata, dal nome del paese più vicino, Monte di Teschiosolido, (sic) donde avevo sentito dire che in estate si trasporta ghiaccio… Avevo tante volte sentito parlare delle molte meraviglie di questa montagna, che decisi di farvi un’escursione e mi procurai delle guide… da qui … si offriva un bellissimo spettacolo… sugli altri lati l’altipiano era chiuso da alte e terribili catene di monti, nido d’orsi e d’animali feroci ”.

In tempi più recenti anche il maestro Basilio Conflitti, 1928, nella sua monografia su Campoli Appennino, traccia preziose testimonianze sul Vallone Lacerno, citando specie botaniche e zoologiche importanti per la conoscenza di questo biotopo, oltre, ovviamente, a fonti storiche di scontri e lotte per il territorio.

Relativamente al versante di Pescosolido, tratta ampiamente, nel 1995, anche Ottavio Cicchinelli il quale fa vivere con emozione questo luogo.

Il Vallone Lacerno situato tra i Comuni di Pescosolido e Campoli Appennino (FR) è a buon ragione considerato dai naturalisti di tutt’Italia e del mondo, la più bella area selvaggia a ridosso della marsica e dei monti laziali. Si estende su una superficie di oltre 2.000 ettari, con un andamento altimetrico che varia dai 680 m. ai 2003 m. slm. riferimento cartografico IGM f° 152. Rientra nella fascia di protezione esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Il vallone Lacerno  racchiude in un unico bacino la stragrande maggioranza delle fasce vegetazionali della montagna appenninica, dalla macchia mediterranea alla fascia d’alta quota.     È un’area ricca di valori biologici ed estetici, (forre, orridi, dirupi) inserita alla fine degli anni settanta nell’elenco dei “Biotopi di valore vegetazionale meritevoli di conservazione ”.

Faggi (Fagus sylvatica), Lecci (Quercus ilex), Aceri (Acer ssp.), Carpini (Carpinus ssp.), Querce (Quercus ssp.) ed altre essenze arbustive e floreali (Orchis ssp.), formano delle policromie spettacolari in ogni stagione dell’anno.

La fauna, di notevole presenza e pregio, ha eretto in questo canyon l’ultima roccaforte per la sua sopravvivenza. Si segnalano tra le specie più rare come da “Convenzione di Berna”: l’orso bruno appenninico (Ursus arctos marsicanus), il lupo appenninico (Canis lupus italicus), il falco pellegrino (Falco peregrinus), l’aquila reale (Aquila chrysaetos), il gufo reale (Bubo bubo) e da alcuni decenni il camoscio appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata) segnalazione di C. Castellucci, 1988. Il capriolo (Capreolus capreolus) oltre ad altre rare specie animali.

Nel vallone sono presenti diversi reperti archeologici di epoca romana risalenti al I-II sec. a.C. oltre ad alcuni resti di ponti ed un antico acquedotto che i locali usano chiamare “condotto di Nerone”. Vecchie nicchie votive e un vetusto “vallo” romano.  Persistenze di remoti cenobi, romitori,  nella zona di “Virginia”, la grotta dei monaci, tramanda il toponimo Frà Bettuse, il topos prende il nome proprio da tal Frate Benedetto che qui vi dimorava.

Tra le numerose grotte e caverne prodottesi per i fenomeni carsici presenti, si trovano reperti di superficie dell’epoca Neolitica. Ma la vera peculiarità di quest’area è, oltre alle varie ricchezze floro-faunistiche, la spettacolarità dei suoi panorami, la verticalità delle rocce, la magia delle acque con le loro girandole, l’erosioni nella nuda roccia, dell’asprezza dei luoghi che fanno sentire al visitatore che penetra queste cattedrali della natura, quelle emozioni che dovettero provare i nostri antenati centinaia di anni fa.

Vallone Lacerno basso – Vallone Lacerno alto

sentiero PNALM – partenza= Q8  dai Prati di Pescosolido

Q1 dal Centro Servizi PNALM, Campoli Appennino

Quota: Q8 da m. 650 a 1.180 slm – Q1 da m.924 a 1.819 m (Montagnone)

Dislivello: Q8 m.530 – Q1 m.895

Periodo consigliato: primavera, estate, autunno, inverno.

Tempo di percorrenza: Q8 h.2.00 Q1 h.3.00

Difficoltà: Media

DA VISITARE: CAMPOLI APPENNINO CENTRO ORSO e AREA FAUNISTICA DELL’ORSO