Valle di Canneto (V)

sentiero PNALM partenza= 06-02-01

a cura di: Ciro Castellucci

Questa valle ha una duplice peculiarità: oltre all’aspetto naturalistico che attira  decine di  turisti, è anche conosciuta per l’importanza del suo santuario mariano che,  nel mese di agosto, convoglia migliaia di fedeli da molte contrade del basso Lazio e dell’Abruzzo.

Da tempi immemori migliaia di fedeli e pellegrini, portano la loro testimonianza di fede alla Madonna nera con il bambino. Una tradizione che coinvolge tutta la comunità appenninica.

Il santuario, che si erge su uno sperone roccioso al bordo di una forra, da almeno 1300 anni, è luogo di culto. Sebbene fin dall’antichità, prima dell’avvento cristiano, venisse venerata la dea Mefiti. Dea posta a protezione delle acque, dei boschi e dalle esalazioni venefiche naturali della terra, da cui il termine mefitico.

La valle, formata da rocce calcaree sedimentatesi nel corso delle varie ere geologiche, contrafforte del massiccio del monte Meta, è irrorata dalle limpide acque delle sorgenti del fiume Melfa. Luogo di culto e di suggestiva sacralità di natura.

    In un recente passato, lungo il greto fluviale, si rinvenivano le Stellucce della Madonna 1  che, oltre a rafforzare la fede, sugellavano l’amicizia fra due persone le quali stringendosi il dito mignolo reciprocamente ed immergendo le mani nelle gelide acque del torrente,  in un rito di preghiera  diventavano compari. A suffragio di simile consuetudine, leggenda vuole che tale fenomeno  si avverò allorquando la Vergine Maria lambì con il suo anello la roccia, dalla quale fuoriuscirono le acque del fiume e le Stellucce della Madonna.

Basta allontanarsi un poco che il paesaggio torni ad essere padrone nel silenzio dell’ambiente naturale. Difatti, ad una ventina di minuti, si giunge alla fonte della Cimentara. L’erosione delle acque nel suo corso spettacolare,  ha scolpito, dapprima un enorme masso con polle cristalline precipitando poi in una cascata le cui acque ossigenate si raccolgono, al di sotto, in una piscina smeraldina. In questo luogo, caro a Papa Karol Woitjla , a ricordo è stata collocata una targa in pietra. Fra i scivolosi massi si intravedono trote che controcorrente  cercano cibo. Nelle pieghe stagnanti e più nascoste, anfibi in posizione immobile. Nel fruscìo continuo della faggeta, colombacci sfrecciano da un lato all’altro del torrente, quasi a scontrarsi con le ghiandaie, evitando l’impatto solo all’ultimo momento.

Abbarbicate sullo strapiombo roccioso, esemplari di primule auricolele orecchiette d’orso– ormai esplodono nella fioritura primaverile, insieme a genziane e genzianelle. Nella faggeta, alberi solitari di agrifoglio intensificano il verde cupo del bosco.  La risata del picchio verde risuona ciclicamente nell’aria, mentre il martin pescatore, sospeso su un ramoscello alla rada, attende qualche ignaro pesciolino.

Lungo la vecchia carrareccia di esbosco, si arriva fin sopra al Casone Bartolomucci, nei pressi di Mandra delle Vacche, luogo in cui venivano radunati i bovini.

Il capriolo, sovente, viene sorpreso all’abbeverata,  per fuggire immediatamente in uno dei canaloni adiacenti. Su in alto si ergono vette fra le più alte dell’Appennino centrale; il monte Meta, il monte Altare, il monte Tartaro, il monte Petroso. In alcune pareti cavernose hanno il loro habitat colonie di gracchi alpini e corallini. Regno incontrastato dell’astore e del gufo reale.

Ad un tiro di schioppo si arriva  alla Fonte Pietra con l’acqua alle falde dei Tre Confini, del monte Capraro e nel versante opposto, a settentrione, lo scenario della Camosciara, territorio abruzzese. Qui quasi ad omaggiare la sacralità del celebre santuario, vive la rara orchidacea, Scarpetta di Venere2,  localmente conosciuta con il nome di Pianella della Madonna.

Osservando  in alto, è possibile scorgere la sagoma dell’ aquila reale che si staglia nel cielo; o che  in volo battuto sotto i bastioni del Tartaro perlustra il territorio di caccia.

La Torretta Paradiso posta a guardia della valle sovrasta tutto il paesaggio circostante: palestra di incontri fra camosci, lupi, aquile e orsi.

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1 – Le acque del Melfa, che dalla Meta erompono a valle, trasportano piccole pietruzze di un minerale simile ad oro, che alla luce del sole, con il riverbero delle acque sembrano piccole stelle luminose.

2 – Trattasi della Cypripedium calceolus, più comunemente chiamata Scarpetta di Venere o Pianella della Madonna. Molto rara, superprotetta, ufficialmente si conoscono solo tre stazioni appenniniche. Vive in sottoboschi umidi di latifoglie, conifere o faggete.

 

 

Valle Canneto – Tre Confini

Sentiero PNALM – partenza= 06  da Settefrati,  02 da Picinisco, 01 dal Santuario.

Quota: da m. 1.008 a 1.496 slm

Dislivello: m.488 

Periodo consigliato: primavera, estate, autunno, inverno.

Tempo di percorrenza: h.4.00 (h.3.00 ritorno)

Difficoltà: facile

Lunghezza: A/R km.14.00